
La Nave dei Folli (Ettore Tripodi, 2013)
TAI NO-ORCHESTRA - Terra Australis Incognita
“Per chi ama andare in ‘terra incognita’ armato di percezione, conoscenza e voglia di dissodare i sentieri non riconosciuti o quelli volutamente trascurati…”
Post-Jazz-Orchestra dissennata, disgregata, de-strutturata, variegata, amarognola, piccante, non necessariamente speziata, volonterosa, militante, realista quanto visionaria, soprattutto visionaria. Meticcia di sicuro ma in senso di scavo delle materie di cui sono fatte le musiche. L’orchestra può andare da una trabordante presenza a una assenza in cui i musicisti sono comparse, voci, volti, strumenti pre-registrati e ri-composti in forma di installazione dove, secondo un parametro life-size, ovvero a grandezza naturale, se non ingranditi, vengono riproposti in modo allegramente casuale e incongruente.
TAI NO-ORCHESTRA nasce da un’idea di Massimo Falascone, Roberto Del Piano e Roberto Masotti e si manifesta come un collettivo di artisti che si esibiscono facendo interagire l’improvvisazione musicale con la performance video, non estranee al possibile incrocio con le parole e gesti di danza-movimento. TAI si propone con progetti speciali, invadendo spazi, componendosi e scomponendosi a piacere a seconda dei luoghi e delle circostanze.
TAI NO-ORCHESTRA is the brainchild of Massimo Falascone, Roberto Del Piano and Roberto Masotti and manifests itself as a collective of artists who perform by making musical improvisation interact with video performance, not unrelated to the possible intersection with words and dance-movement gestures. TAI comes up with special projects, invading spaces, composing and decomposing at will according to places and circumstances.
"Il più magmatico, sorprendente e maturo collettivo di improvvisatori (a geometria d'organico variabile) che la Penisola abbia conosciuto: con un'interazione paritetica tra musicisti, artisti visuali, specialisti di elettronica, danzatori, nel caso, e uno slancio verso il futuro che sa far tesoro della storia. Una festa liberatoria per la musica libera che davvero non ha alcun sentore di accademia, ma il gusto di intelligenze motivate, reattive, empatiche."
(Guido Festinese, Alias/Il Manifesto, 2016)
Terra Australis Incognita . . . . . . . . . .
fertile, viva, intensa, libera, curiosa, attraente, fresca, misteriosa, aperta, antartica, colorata, globale, fantasiosa, inaudita, complessa, bizzarra, potente, utopica, essenziale, brillante, astratta, avventurosa, indagatrice, concreta, sensuale, spiritosa, poetica, leggera, molteplice, gioiosa, inconsueta, profonda, dispettosa, creativa, unica
.
fertile, alive, intense, free, curious, attractive, fresh, mysterious, open, antarctic, colored, global, imaginative, unheard, complex, weird, powerful, utopian, essential, brilliant, abstract, adventurous, inquisitive, concrete, sensual, humorous, poetic, light, multifold, joyful, unusual, profound, naughty, creative, unique
. . . . . . . . . . Terra Australis Incognita
fertile, viva, intensa, libera, curiosa, attraente, fresca, misteriosa, aperta, antartica, colorata, globale, fantasiosa, inaudita, complessa, bizzarra, potente, utopica, essenziale, brillante, astratta, avventurosa, indagatrice, concreta, sensuale, spiritosa, poetica, leggera, molteplice, gioiosa, inconsueta, profonda, dispettosa, creativa, unica
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fertile, alive, intense, free, curious, attractive, fresh, mysterious, open, antarctic, colored, global, imaginative, unheard, complex, weird, powerful, utopian, essential, brilliant, abstract, adventurous, inquisitive, concrete, sensual, humorous, poetic, light, multifold, joyful, unusual, profound, naughty, creative, unique
. . . . . . . . . . Terra Australis Incognita
TAI NO-ORCHESTRA
TAI non è propriamente un collettivo né come si annuncia già spavaldamente nel titolo un’orchestra: Allora che cos’è? È un censimento, ovvero un appello, un deposito, un’armeria, il capanno degli attrezzi in giardino, la dispensa, una waiting-list, menù o lista di ingredienti, sommario di autori, di credits, di ringraziamenti, lista, lista, lista…
Aderenti, è una lista di aderenti che dà adesione ed è disponibile a una chiamata, a un progetto. Ora di progetti è pieno il mondo ed è giusto così, ma è difficile realizzarli, dato il momento. Allora TAI è velleitaria? No, ci prova a smarcarsi dalle difficoltà proponendosi in vari modi, anche paradossali per una orchestra. Diciamo pure a questo punto una NO-ORCHESTRA, una provocazione, un divertissement. Quelli che ci attendono sono concerti, eventi, rassegne all’insegna della varietà sonora e visuale, caratteristica quest’ultima peculiare del progetto TAI, dedicate a un pubblico curioso e raffinato, estimatore di pratiche improvvisatorie più o meno estreme.
Quell’organico orchestrale pieno, di 25-30 musicisti che avevano con tanto entusiasmo aderito al primo appello, è sempre li a disposizione, ma è in via di trasformazione ed è destinato a mutare concezione, a resettarsi e, arricchendosi di un principio di alternanza, a proporre gesti e azioni, più o meno provocatorie, di volta in volta, a seconda dei luoghi e delle circostanze. Passo dopo passo, ma con determinazione.
Adesso è TAI No-Orchestra .
Se Cage ha utilizzato un atlante delle stelle per comporre il suo Atlas Elipticalis, noi ci accontenteremo di far galleggiare su immaginarie mappe musicali i nostri oggetti, strumenti dai suoni acustici ed elettronici, le nostre visioni, i colori, dispositivi sonori e visivi di varia natura. Raccogliendo, accostando, incollando, sovrapponendo tutti quei frammenti che compongono e disegnano il nostro Atlante sonoro e lo rinnovano di continuo. Sempre esplorando lungo un viaggio eterno e perennemente curioso.
.
TAI is not really a collective nor as it already announces itself swaggeringly in the title an orchestra: So what is it? It is a census, i.e., a roll call, a repository, an armory, the tool shed in the garden, the pantry, a waiting-list, menu or list of ingredients, summary of authors, of credits, of thanks, list, list, list...
Adherents, is a list of adherents who give membership and are available for a call, for a project. Now there are plenty of projects in the world and rightly so, but it is difficult to realize them, given the time. So is TAI vague? No, it tries to extricate itself from the difficulties by proposing in various ways, even paradoxical for an orchestra. Let us call it at this point a No-ORCHESTRA, a provocation, a divertissement. What awaits us are concerts, events, reviews under the banner of sonic and visual variety, the latter being a peculiar characteristic of the TAI project, dedicated to a curious and refined audience, admirers of more or less extreme improvisational practices.
If Cage used an atlas of stars to compose his Atlas Elipticalis, we will be content to float on imaginary musical maps our objects, instruments with acoustic and electronic sounds, our visions, colors, sound and visual devices of various kinds. Collecting, juxtaposing, pasting, overlapping all those fragments that compose and draw our sonic atlas and renew it continuously. Always exploring along an eternal and perpetually curious journey.
Aderenti, è una lista di aderenti che dà adesione ed è disponibile a una chiamata, a un progetto. Ora di progetti è pieno il mondo ed è giusto così, ma è difficile realizzarli, dato il momento. Allora TAI è velleitaria? No, ci prova a smarcarsi dalle difficoltà proponendosi in vari modi, anche paradossali per una orchestra. Diciamo pure a questo punto una NO-ORCHESTRA, una provocazione, un divertissement. Quelli che ci attendono sono concerti, eventi, rassegne all’insegna della varietà sonora e visuale, caratteristica quest’ultima peculiare del progetto TAI, dedicate a un pubblico curioso e raffinato, estimatore di pratiche improvvisatorie più o meno estreme.
Quell’organico orchestrale pieno, di 25-30 musicisti che avevano con tanto entusiasmo aderito al primo appello, è sempre li a disposizione, ma è in via di trasformazione ed è destinato a mutare concezione, a resettarsi e, arricchendosi di un principio di alternanza, a proporre gesti e azioni, più o meno provocatorie, di volta in volta, a seconda dei luoghi e delle circostanze. Passo dopo passo, ma con determinazione.
Adesso è TAI No-Orchestra .
Se Cage ha utilizzato un atlante delle stelle per comporre il suo Atlas Elipticalis, noi ci accontenteremo di far galleggiare su immaginarie mappe musicali i nostri oggetti, strumenti dai suoni acustici ed elettronici, le nostre visioni, i colori, dispositivi sonori e visivi di varia natura. Raccogliendo, accostando, incollando, sovrapponendo tutti quei frammenti che compongono e disegnano il nostro Atlante sonoro e lo rinnovano di continuo. Sempre esplorando lungo un viaggio eterno e perennemente curioso.
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TAI is not really a collective nor as it already announces itself swaggeringly in the title an orchestra: So what is it? It is a census, i.e., a roll call, a repository, an armory, the tool shed in the garden, the pantry, a waiting-list, menu or list of ingredients, summary of authors, of credits, of thanks, list, list, list...
Adherents, is a list of adherents who give membership and are available for a call, for a project. Now there are plenty of projects in the world and rightly so, but it is difficult to realize them, given the time. So is TAI vague? No, it tries to extricate itself from the difficulties by proposing in various ways, even paradoxical for an orchestra. Let us call it at this point a No-ORCHESTRA, a provocation, a divertissement. What awaits us are concerts, events, reviews under the banner of sonic and visual variety, the latter being a peculiar characteristic of the TAI project, dedicated to a curious and refined audience, admirers of more or less extreme improvisational practices.
If Cage used an atlas of stars to compose his Atlas Elipticalis, we will be content to float on imaginary musical maps our objects, instruments with acoustic and electronic sounds, our visions, colors, sound and visual devices of various kinds. Collecting, juxtaposing, pasting, overlapping all those fragments that compose and draw our sonic atlas and renew it continuously. Always exploring along an eternal and perpetually curious journey.

PREMESSA (Settembre 2013)
Verso la metà del mese di Maggio 2013, tre personaggi d’incommensurabile bellezza e di (in)dubbia statura anche morale, uniti nello spirito e negli intenti, accomunati dal desiderio di intraprendere nuove avventure, si ritrovano tra le pagine di un noto social network ad avviare quasi per caso una lunga intensa conversazione.
Dopo pochi minuti decidono che è giunto il momento di passare alle vie di fatto e fissano un primo incontro per trovare un tavolo, parlarsi e cercare compagni di strada disposti a seguirli nell’affascinante viaggio verso terre sconosciute di cui stanno discutendo. Si avviano quindi verso le scale mobili dell’Upim di Piazzale Corvetto e scendono al piano interrato. Non tutti possono sapere che senza quel luogo, i pranzi del giovedì, la toilette con la porta rotta, il cous-cous e la piadina, questa orchestra non avrebbe mai visto la luce.
Ora siamo qui, e sarà bello partire. Abbiamo un nome, 25+1 persone che hanno detto “per me va bene”, con punte di entusiasmo, un futuro di gloria e ancor più di stenti. Abbiamo un’orchestra. Con 35 parole chiave, un sacco di belle idee, un ricco potenziale e tante cose da fare.
La nostra sarà un’orchestra che troverà la sua forza nella diversità, espressa nella composizione stessa del suo organico, formidabile incrocio di persone e di talenti. Molteplicità di pensiero e di poesia, dispersione di visualità, creatività e impegno.
Ci sarebbe molto da dire. Ma è già tutto nelle keywords.
La nostra orchestra, come accennato avrà una forte connotazione visuale, tramite proiezioni e luci, e si potrà sviluppare soprattutto sul terreno dell’improvvisazione anche se scrittura e progetti speciali potranno far parte del percorso.
Signore e signori,
Siamo lieti di presentarvi l’Orchestra TAI. Benvenuti nella Terra Australis Incognita!
Massimo Falascone
Roberto Del Piano
Roberto Masotti
.
.
TAI
fare a pezzi
fare
lanciare suoni
suoni
dialogare improvvisando
improvvisare
respirare urlando
urlare
fuori tutto
tutto
lanciare immagini
immaginare
fare a pezzi
pezzi
osservare la democrazia
interna
osservare la dinamica
interna
valorizzare le potenzialità
intrinseche
aprire nuovi sviluppi
innovazione
rispondere alle necessità
necessità
fare i pazzi
folli.
a Post-Jazz-Orchestra orchestra dissennata, disgregata, de-strutturata, variegata, amarognola, piccante, non necessariamente speziata, volonterosa, militante, realista quanto visionaria, soprattutto visionaria.
ossimori (in sequenza)
non a chilometri zero
né globalizzante
meticcia di sicuro ma in senso di scavo delle materie di cui sono fatte le musiche
accorrono i global-trotter dell’improvvisazione verso quest’orchestra irsuta , insofferente,
dispettosa, post-free e amabilmente rivoltosa, pacificamente rivoluzionaria (secondo ossimoro),
falange di volontari interattivi non tanto ecologici ma facilmente smaltibili in appositi centri.
L’orchestra può andare da una trabordante presenza a una assenza in cui i musicisti sono comparse, voci, volti, strumenti pre-registrati e ri-composti in forma di installazione dove, secondo un parametro life-size, ovvero a grandezza naturale, se non ingranditi, vengono riproposti in modo allegramente casuale e incongruente.
Se il dispositivo, quest’ultimo, può sembrare assurdo e inutilmente provocatorio non bisogna farsi sfuggire che lo è ancora di più l’assunto che sta alla base della formazione dell’orchestra stessa.
Niente di più casuale, in apparenza, uno spunto ideativo, quattro elaborazioni veloci di fronte a una piadina o un cous-cous e via. In realtà una più profonda riflessione è necessaria e opportuna e in realtà la si sta operando.
Decenni di esperienze per quasi tutti, diverse tra loro, radicali come istituzionali, musicali ma anche teatrali, visuali ma anche multimediali, statiche ma anche in movimento, compositive ma più spesso improvvisative, jazzistiche ma anche totali, cool ma spesso hard, solistiche come collettive, anarchiche come come anche “composte” e “per bene”; di tutto un po’ insomma.
C’è poi da considerare il paradosso dell’orchestra, numeri e oneri assieme, difficile da coordinare, riunire, mettere d’accordo, tenere a bada, sfamare, remunerare. Di questi tempi è pura follia. Ma appare tutto così necessario, così inevitabile e travolgente!
Non c’è voluto nulla per formare il quadro, l’assieme orchestrale, per unire le varie anime che compongono il progetto. Le adesioni sono state immediate, come il formarsi del quadro e del gruppo, anzi, sono state entusiastiche, come se ognuno covasse proprio quel desiderio. Il nome sembrava essere già lì pronto e le idee artistiche base per il “collettivo” si sono espresse in un attimo, appena dopo il flash iniziale.
Tutti verso la Terra Australe Incognita, si ma verso dove esattamente?
Già, perché aldilà dei riferimenti condivisi, l’essere POST, il dover essere OLTRE, il non dover essere ideologici (ma almeno un po’ politici), il non dover essere semplicemente FREE (perché è quella roba li), perché l’improvvisazione è la cosa comune, accogliente (ma anche assai esigente), aldilà di tutto questo, dicevamo, c’è un elemento di novità consistente e sta nel dosaggio, progettualmente condiviso sin dalle prime battute, quello con il VISUAL, ovvero l’immagine come ingrediente paritario al suono.
Questo per dare vita ad un quadro e ad un ambiente Musicale-Visuale deciso, evidente, assertivo, coinvolgente, convinto, convincente, inedito.
Si parlerà quindi la lingua di una visionarietà manifesta che suono, gesto, immagine condiranno a dovere.
Qualcuno, potente, tempo fa, al telefono disse: abbiamo una banca!
Noi più modestamente diciamo: abbiamo un’orchestra! Ma che orchestra!
Verso la metà del mese di Maggio 2013, tre personaggi d’incommensurabile bellezza e di (in)dubbia statura anche morale, uniti nello spirito e negli intenti, accomunati dal desiderio di intraprendere nuove avventure, si ritrovano tra le pagine di un noto social network ad avviare quasi per caso una lunga intensa conversazione.
Dopo pochi minuti decidono che è giunto il momento di passare alle vie di fatto e fissano un primo incontro per trovare un tavolo, parlarsi e cercare compagni di strada disposti a seguirli nell’affascinante viaggio verso terre sconosciute di cui stanno discutendo. Si avviano quindi verso le scale mobili dell’Upim di Piazzale Corvetto e scendono al piano interrato. Non tutti possono sapere che senza quel luogo, i pranzi del giovedì, la toilette con la porta rotta, il cous-cous e la piadina, questa orchestra non avrebbe mai visto la luce.
Ora siamo qui, e sarà bello partire. Abbiamo un nome, 25+1 persone che hanno detto “per me va bene”, con punte di entusiasmo, un futuro di gloria e ancor più di stenti. Abbiamo un’orchestra. Con 35 parole chiave, un sacco di belle idee, un ricco potenziale e tante cose da fare.
La nostra sarà un’orchestra che troverà la sua forza nella diversità, espressa nella composizione stessa del suo organico, formidabile incrocio di persone e di talenti. Molteplicità di pensiero e di poesia, dispersione di visualità, creatività e impegno.
Ci sarebbe molto da dire. Ma è già tutto nelle keywords.
La nostra orchestra, come accennato avrà una forte connotazione visuale, tramite proiezioni e luci, e si potrà sviluppare soprattutto sul terreno dell’improvvisazione anche se scrittura e progetti speciali potranno far parte del percorso.
Signore e signori,
Siamo lieti di presentarvi l’Orchestra TAI. Benvenuti nella Terra Australis Incognita!
Massimo Falascone
Roberto Del Piano
Roberto Masotti
.
.
TAI
fare a pezzi
fare
lanciare suoni
suoni
dialogare improvvisando
improvvisare
respirare urlando
urlare
fuori tutto
tutto
lanciare immagini
immaginare
fare a pezzi
pezzi
osservare la democrazia
interna
osservare la dinamica
interna
valorizzare le potenzialità
intrinseche
aprire nuovi sviluppi
innovazione
rispondere alle necessità
necessità
fare i pazzi
folli.
a Post-Jazz-Orchestra orchestra dissennata, disgregata, de-strutturata, variegata, amarognola, piccante, non necessariamente speziata, volonterosa, militante, realista quanto visionaria, soprattutto visionaria.
ossimori (in sequenza)
non a chilometri zero
né globalizzante
meticcia di sicuro ma in senso di scavo delle materie di cui sono fatte le musiche
accorrono i global-trotter dell’improvvisazione verso quest’orchestra irsuta , insofferente,
dispettosa, post-free e amabilmente rivoltosa, pacificamente rivoluzionaria (secondo ossimoro),
falange di volontari interattivi non tanto ecologici ma facilmente smaltibili in appositi centri.
L’orchestra può andare da una trabordante presenza a una assenza in cui i musicisti sono comparse, voci, volti, strumenti pre-registrati e ri-composti in forma di installazione dove, secondo un parametro life-size, ovvero a grandezza naturale, se non ingranditi, vengono riproposti in modo allegramente casuale e incongruente.
Se il dispositivo, quest’ultimo, può sembrare assurdo e inutilmente provocatorio non bisogna farsi sfuggire che lo è ancora di più l’assunto che sta alla base della formazione dell’orchestra stessa.
Niente di più casuale, in apparenza, uno spunto ideativo, quattro elaborazioni veloci di fronte a una piadina o un cous-cous e via. In realtà una più profonda riflessione è necessaria e opportuna e in realtà la si sta operando.
Decenni di esperienze per quasi tutti, diverse tra loro, radicali come istituzionali, musicali ma anche teatrali, visuali ma anche multimediali, statiche ma anche in movimento, compositive ma più spesso improvvisative, jazzistiche ma anche totali, cool ma spesso hard, solistiche come collettive, anarchiche come come anche “composte” e “per bene”; di tutto un po’ insomma.
C’è poi da considerare il paradosso dell’orchestra, numeri e oneri assieme, difficile da coordinare, riunire, mettere d’accordo, tenere a bada, sfamare, remunerare. Di questi tempi è pura follia. Ma appare tutto così necessario, così inevitabile e travolgente!
Non c’è voluto nulla per formare il quadro, l’assieme orchestrale, per unire le varie anime che compongono il progetto. Le adesioni sono state immediate, come il formarsi del quadro e del gruppo, anzi, sono state entusiastiche, come se ognuno covasse proprio quel desiderio. Il nome sembrava essere già lì pronto e le idee artistiche base per il “collettivo” si sono espresse in un attimo, appena dopo il flash iniziale.
Tutti verso la Terra Australe Incognita, si ma verso dove esattamente?
Già, perché aldilà dei riferimenti condivisi, l’essere POST, il dover essere OLTRE, il non dover essere ideologici (ma almeno un po’ politici), il non dover essere semplicemente FREE (perché è quella roba li), perché l’improvvisazione è la cosa comune, accogliente (ma anche assai esigente), aldilà di tutto questo, dicevamo, c’è un elemento di novità consistente e sta nel dosaggio, progettualmente condiviso sin dalle prime battute, quello con il VISUAL, ovvero l’immagine come ingrediente paritario al suono.
Questo per dare vita ad un quadro e ad un ambiente Musicale-Visuale deciso, evidente, assertivo, coinvolgente, convinto, convincente, inedito.
Si parlerà quindi la lingua di una visionarietà manifesta che suono, gesto, immagine condiranno a dovere.
Qualcuno, potente, tempo fa, al telefono disse: abbiamo una banca!
Noi più modestamente diciamo: abbiamo un’orchestra! Ma che orchestra!